La sabbia scivolava nella clessidra,
e sulla tua pelle.
Ha lasciato i suoi segni
fuori e dentro te.
Ti nascondevi e lo fai tuttora
dietro una maschera piena di indifferenza,
di sottilissimo lino, e di duro cemento.
L'ho vista la faccia scura di quel secondino saraceno;
cercava di sodomizzarti mentre tu ridevi dentro.
Ho visto il suo orgoglio lacerato,
non il tuo, di ebano buio.
Ho visto e vedo l'equilibrio che ti accompagna,
lo stesso di chi vive in una bolla di sapone
trascinata dal vento
e che non sa dove andrà a scoppiare.
Ma hai un fiore bianco al tuo fianco,
lo portavi dentro e ora lo annaffi
continuamente
per non farlo appassire,
per non lasciarti appassire.
Deve essere strano essere soli
mentre si è in mezzo alla folla;
poi, invece, sentire le urla e le gomitate
quando si è soli davvero
tra le dune di qualche immenso deserto.
Ora c'è solo il tuo sguardo
che, come uno stagno,
attende il dolore del lancio di un sasso
che gli dia un semplicissimo soffio di vita.
venerdì 18 maggio 2007
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