Polvere respiro mentre la gola
graffiata dai sogni miei
dalla lama d’un rasoio
il cui placido tormento rinfresca
il pallido cielo di un qualunque mattino
è recisa.
E’ solo il canto di foglie che il vento
rimprovera ancora e sfiora e sfiorisce
o i tasti di un pianoforte che le ore
accompagna danzando.
Con loro.
Non sfugge alla logica audace
d’un nascondiglio dimora del buio
un bimbo.
E il cielo lo osserva
piangendo,
d’astratto distratto.
E non ho più, o ancora
paura.
Indifferenza è sovrana sotto i coperchi
di pentole vuote.
E bussa, un tamburo
bussa,
nessuno lo lascia entrare.
Un bicchiere d’acqua, grazie.
Anzi un cognac.
Di troppe nevrosi [davvero] cosparse le rupi
della vita mia, o
di una vita (mia?). Tra gli aghi dei pini
e le loro radici di essenza.
Pallido il sole
che pallidamente sorride stamani.
E’ solo profumo d’istante.
Mi abbraccia un cappotto
una sciarpa mi carezza il collo.
Gli parlo,
un piccione non mi risponde.
venerdì 18 maggio 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento